Bio

Biography

Biografia 

Orazio   Saracino

Classe 1985, ho conseguito il diploma di pianoforte con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari, sotto la guida del M° Valfrido Ferrari. Ho frequentato inoltre il corso di composizione, presso lo stesso Conservatorio, studiando con Maria Pia Sepe e Federico Biscione e conseguendo il compimento inferiore. Successivamente sono stato avviato al pianoforte jazz dal pianista Mirko Signorile, perfezionandomi in seguito presso la St. Louis di Roma con Pierpaolo Principato e Maurizio Giammarco. Attualmente sto concludendo il biennio di specializzazione in pianoforte jazz presso il Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli, e il master post-universitario in composizione di musica per film tenuto dal M° Francesco De Donatis.
Vincitore di concorsi a carattere nazionale sia nella sezione “solista” che in quella “musica da camera” (tra gli altri, primo premio al “W. A. Mozart” di Taranto). In qualità di autore di testi di canzoni, sono stato selezionato tra i finalisti del “Premio Internazionale Salvatore Quasimodo” classificandomi al terzo posto, con in giuria Alessandro Quasimodo e Giulio Rapetti Mogol.
Mi esibisco in pianoforte solo, nonché come componente di formazioni varie, in diverse città italiane spaziando dalla musica classica al jazz alla musica leggera (tra gli altri: JazzIT Fest – Pompei; PianoCityMilano; Teatro Golden e Teatro Arciliuto – Roma; Unisono Jazz Club – Feltre), collaborando con artisti affermati del panorama musicale tra cui Amedeo Ariano, Andrea Avena, Larry Franco, Guido Di Leone, Mimmo Campanale, Paolo De Benedetto.
In qualità di compositore e autore ho scritto le musiche per cortometraggi di registi pugliesi, non ultimo per il film breve “I Gemelli” di Rocco Anelli selezionato dal Festival del Cinema Europeo. Nel 2017 ho pubblicato il mio primo disco di inediti “IncontroTempo Suite” per l’etichetta leccese Workin’ Label.
Già insegnante di pianoforte presso la Scuola Comunale di Musica di Giovinazzo, sono stato Direttore Artistico del Concorso “Giovani Musicisti” – Città di Giovinazzo.

CONCEPT “VIVERE PIANO”

Il disco è il frutto del lavoro creativo sviluppato negli ultimi tre anni, seppur in modo discontinuo, e immediatamente dopo l’uscita del mio primo album di inediti “IncontroTempo Suite” (@ Workin’ Label, 2017). Ho messo insieme idee lasciate sedimentare nel cassetto con brani già consolidati, scritti per interpreti vocali diversi. L’accelerazione finale che mi ha consentito di portare a termine il progetto è avvenuta, paradossalmente, in un periodo di massima staticità, ovvero i mesi di lockdown. Durante quelle settimane sospese ho trovato la giusta concentrazione per integrare la tracklist con nuove composizioni, provando a dare loro coerenza rispetto al concept che avevo in mente e da cui il titolo dell’album, Vivere Piano.
Un inno alla lentezza inteso come approccio rivoluzionario alla vita, attraverso cui riuscire ad assaporarne ogni attimo, ogni fotogramma, senza che la continua corsa a cui i ritmi frenetici della società pre-Covid ci aveva abituati possa farci perdere la capacità di osservare il mondo nei suoi dettagli, nel suo profondo. Vivere la quotidianità nel suo scorrere “slow”, per godere del sorriso di un figlio, del profumo di una torta riuscita particolarmente bene, del suono puntuale seppur stonato delle campane. Vivere Piano vuole essere anche un auspicio, per quanto forse utopistico, affinché dalla drammatica esperienza della pandemia si possa trarre spunto per riscrivere le regole della società applicando i dettami della lentezza, così da permettere agli individui e alla natura di respirare, senza affanno.
Da un punto di vista strutturale, la tracklist procede attraverso un’alternanza di brani vocali e strumentali sulla falsa riga del primo lavoro discografico, in una mescolanza di stili musicali che, questa volta, trovano nelle sfumature jazzistiche un collante più forte. Anche in questo caso i quattro brani con testo sono affidati, ognuno, ad un vocalist diverso: dallo smooth latin de Il Cercatore Di Ricordi, al delicato piano e voce de La Luna E La Gru; dal groove in cinque/quarti di Lento (Qui Ed Ora), al gypsy jazz di Noi Del Sud (quest’ultimo, brano che ha visto la straordinaria partecipazione di Larry Franco e Dee Dee Joy). I cinque brani strumentali variano anch’essi sia in termini di stile che di organico, privilegiando sonorità più “live” e strizzando l’occhio ad un utilizzo sobrio dell’elettronica (elemento, quest’ultimo, nuovo rispetto al precedente lavoro).

Orazio Saracino pianoforte

Eugenio Venneri contrabbasso (tracce 1, 2, 5, 7, 8)

Michele Marrulli percussioni (tracce 1, 2, 4, 8)

Giuseppe Todisco tromba, flicorno (tracce 1, 5, 8)

Stefano De Vivo chitarre, elettronica (tracce 1, 2, 4, 6)

Alex Grasso chitarre, elettronica (tracce 4, 6, 7)

Mimmo Campanale batteria (traccia 5)

Gabriele Mastropasqua sax (traccia 5)

Mizio Vilardi voce (traccia 1)

Tommaso La Notte voce (traccia 3)

Rita Scalera voce (traccia 5)

Larry Franco, Dee Dee Joy  voci (traccia 7)

Musiche, arrangiamenti e testi di Orazio Saracino

Rassegna Stampa

«Vivere Piano». Intervista a Orazio Saracino
Nuovo lavoro discografico per il pianista e compositore pugliese. Ne parliamo con lui.

 

Orazio, inizierei dal titolo del tuo album «Vivere Piano». E’ il concept del tuo lavoro?
Esattamente. Oltre a definirne il concept, «Vivere Piano» rappresenta una filosofia di vita che mi rispecchia, approccio calmo alla quotidianità in contrapposizione con il ritmo frenetico che la società moderna ci impone. Con l’auspicio che dall’esperienza della pandemia possa scaturire la conseguenza virtuosa di un rallentamento generale del mondo: lo dobbiamo a noi stessi, e al pianeta che abitiamo. Nel disco ho provato a tradurre in musica questo semplice concetto, ma che ai più sembra sfuggire, specie in occidente.

Ti sei occupato sia delle musiche, che dei testi che sono tutti in lingua italiana. Un aspetto piuttosto inconsueto, visto che spesso i testi nei brani di jazz sono in inglese. Sei partito dalle liriche o dalla musica?
Ho sempre ritrovato nella lingua italiana un grande potenziale sia in termini di metrica che di cantabilità, tali da poterla abbinare anche a stili musicali tipicamente associati ad altre lingue, tra cui il jazz. Nel processo creativo parto generalmente dalle liriche, sebbene la scrittura dei versi proceda spesso in parallelo con l’elaborazione delle prime idee musicali.

La struttura che privilegi è quella della canzone. Ti senti più vicino al cantautorato italiano o alla struttura della canzone del Tin Pan Alley?
Nel mio background di ascolti la musica d’autore italiana occupa uno spazio importante. Sento più vicini alla mia sensibilità cantautori quali Fabio Concato, Francesco De Gregori, Sergio Cammariere, passando per Niccolò Fabi e Brunori Sas, rispetto all’industria musicale del Tin Pan Alley.

Quattro brani cantati e cinque differenti vocalist. Perché hai preferito ripartire il carico di lavoro in questa maniera?
Il fatto di non essere l’interprete vocale dei miei stessi brani mi offre una grande opportunità: quella di cercare ogni volta il timbro ideale che possa sposarsi al meglio con un data intenzione musicale. In questo caso la scelta è caduta su vocalist differenti proprio perché i quattro brani sono molto diversi tra loro dal punto di vista dello stile compositivo, e richiedevano di essere affidati alle giuste sensibilità vocali.

 

In generale, per questo disco hai coinvolto un gran numero di musicisti, distribuendo le loro abilità nei nove brani del disco. Ci spiegheresti i motivi di tale scelta?
In analogia con il primo disco «IncontroTempo Suite», ho voluto conferire al progetto una grande varietà stilistica e timbrica. Questo per dar sfogo alle mie diverse anime musicali, che abbracciano gli studi classici, il cantautorato italiano, la musica per film, il jazz. Data questa eterogeneità era necessario coinvolgere tanti musicisti, ognuno con la storia e le sue peculiarità. Ma soprattutto, artisti di fiducia e grandi amici con cui desideravo condividere un pezzo del mio percorso artistico.

L’ascolto dei brani strumentali ci conduce verso un tipo di jazz più europeo che statunitense, con una grande attenzione alla linea melodica. Mi sbaglio?
Non sbagli. Nel processo compositivo curo molto la linea melodica (probabile eredità degli studi accademici); la tessitura armonica e ritmica vengono di conseguenza. Ed i miei ascolti jazzistici guardano molto al nord Europa, in particolare alla Scandinavia. Per quanto il mio rifermento principale resti un americano: Brad Mehldau.

Quali sono i passaggi che reputi fondamentali della tua vita artistica?
Il primo è stato senza dubbio l’incontro con il Maestro Valfrido Ferrari, che mi ha portato al diploma di pianoforte classico e, soprattutto, ha dato un decisivo imprinting al mio essere musicista. Poi ci sono gli studi di composizione, la conoscenza di Mirko Signorile grazie a cui sono stato introdotto al mondo dell’improvvisazione, e la pubblicazione del mio primo disco di inediti con cui sono uscito allo scoperto.

Quali ascolti musicali ti hanno maggiormente influenzato nel modo di concepire la musica?
Oltre ai già citati cantautori italiani, provo a sintetizzare le mie influenze citando tre dischi: «You Must Believe In Spring» di Bill Evans; «For Those I Never Knew» di Luca Flores e «Trio World Tour 1996» di Ryuichi Sakamoto.

 

Quando hai scritto il tuo primo brano?
Il mio primo brano originale risale ai tempi delle prime band liceali (primi anni duemila). Sembrerà strano, ma era in stile reggae.

Qual è il libro che hai sul comodino ora?
Il cammino dell’arco di Paulo Coelho.

Qual è l’artista che ammiri di più in assoluto?
Considerata la mia molteplice natura musicale, ce ne sarebbero diversi. In generale, ammiro gli artisti liberi da condizionamenti e che hanno fatto della musica la propria ragione professionale e di vita.

Come hai vissuto – e stai vivendo – la situazione creatasi in conseguenza del Covid-19?
Pur nella drammaticità del momento, vivo la pandemia provando a guardare il bicchiere mezzo pieno. Questa inaspettata dimensione sospesa mi ha offerto quel surplus di tempo grazie a cui ho potuto finalizzare il disco, la giusta serenità per riordinare le idee sul futuro e, soprattutto, la possibilità di non saltare nessun passaggio dei primi mesi di vita di mia figlia.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Sulla scia del disco, dare continuità alla mia produzione musicale sia strumentale che autoriale; ho già un paio di idee ambiziose in cantiere. E tenermi pronto in vista della ripartenza, spero prossima, degli eventi dal vivo.

di Alceste Ayroldi

«Vivere piano», il nuovo disco di Orazio Saracino, ritmo lento che fa crescere la musica
Tante influenze e stili, dal jazz di Brad Meldhau a De Gregori e Cammariere

 

Nel titolo un doppio significato. Vivere piano, infatti, è il secondo e nuovo lavoro discografico del 35enne pianista e compositore, ma anche ingegnere ambientale, di Giovinazzo Orazio Saracino.
Un titolo in cui l’artista sottolinea la sua passione per il pianoforte, ma che diventa anche una sorta di inno alla lentezza. «La mia disposizione d’animo mi porta ad essere calmo, tranquillo: la lentezza è insita in me – spiega Saracino-. Poi, con l’esperienza del lockdown, mi sono convinto ancora di più sulla qualità di un approccio verso questo modo di affrontare la vita. Sarà una visione utopistica, ma immagino una società post- Covid in cui si possano riscrivere le regole applicando i dettami della lentezza per non tornare alla frenesia della società occidentale a cui siamo abituati. Lasciamo la possibilità di cogliere la profondità delle cose, dell’attimo e i piccoli dettagli della vita che sono molto importanti».

Il nuovo progetto discografico del musicista pugliese, è il frutto del lavoro creativo sviluppato in modo discontinuo negli ultimi tre anni, iniziato subito dopo l’uscita del suo primo album di inediti Incontro Tempo Suite. Nei nove inediti di Vivere Piano, Saracino mette in campo tutte le sue ispirazioni musicali in cui trasporta il linguaggio jazz nella canzone d’autore, senza trascurare riferimenti alla musica brasiliana e a una sottile controllata presenza di elettronica.
Cinque brani cantati con liriche decisamene ispirate, qualità compositive riconosciute di recente anche al «Premio Internazionale Salvatore Quasimodo», dove si è classificato al terzo posto, con in giuria Alessandro Quasimodo e Giulio «Mogol» Rapetti.

Quattro, invece, sono brani strumentali costruiti con una mescolanza di generi musicali, dove le sfumature jazzistiche rappresentano il collante più importante. «Lungi da me definirmi jazzista prosegue Saracino -, attingo dal linguaggio della musica afroamericana a livello di sfumature, ma mi indirizzo prevalentemente sulla musica d’autore concepita in una certa maniera e nella quale introduco queste chicche jazzistiche. Definirlo disco jazz sarebbe improprio».
Nella musica di Saracino, quindi, c’è tanto studio (diplomato in pianoforte al Conservatorio Piccinni di Bari e il biennio di specializzazione in pianoforte jazz presso il Conservatorio «Nino Rota» di Monopoli) e influenze dettate da ascolti di nomi altisonanti della musica internazionale e di autori italiani. «Adoro spaziare tra i diversi generi musicali – conclude Saracino -, anche i miei ascolti sono eterogenei: da Brad Mehldau a Ryūichi Sakamoto, passando per Yann Tiersen. A questi grandi nomi si aggiungono autori italiani del calibro di Fabio Concato, Sergio Cammariere e Francesco De Gregori. Per quanto riguarda le ispirazioni brasiliane, sono legate all’ascolto di un disco un disco in particolare, Carioca di Stefano Bollani, un mondo che mi affascina molto».

Alla realizzazione del disco hanno partecipato Eugenio Venneri (contrabbasso), Michele Marrulli (percussioni) Giuseppe Todisco (tromba e flicorno), Stefano De Vivo e Alex Grasso (chitarre), Mimmo Campanale (batteria), Gabriele Mastropasqua (sax), e le voci di Larry Franco, Dee Dee Joy, Mizio Vilardi, Tommaso Lanotte e Rita Scalera.

 

‘La vita cos’è’: nei giorni del Coronavirus le domande dei bambini in un videoclip animato
In questi giorni di emergenza Coronavirus le domande dei bambini disegnano il perimetro del mondo e, insieme, il senso della vita. Proprio i loro mille interrogativi sono al centro di una vecchia e popolare canzone francese di Guillaume Aldebert, ‘La vie c’est quoi?’, dialogo tra padre e figlia, che il musicista barese Orazio Saracino ha tradotto e riarrangiato facendola diventare ‘La vita cos’è’. Con le illustrazioni animate di Lucia Chianura, la voce di Mizio Vilardi, il mixaggio di Alex Grasso e il fondamentale contributo del piccolo Dario, il risultato in un video che è come una carezza

di Antonella Gaeta

Un jazzman reprend en italien « La vie c’est quoi ? » d’Aldebert : bellissimo !
Pianiste de jazz italien, Orazio Saracino vient de publier une magnifique reprise de l’œuvre du chanteur bisontin, dialogue émouvant entre un père et sa fille.

Et si « La vie c’est quoi ? », le beau et très émouvant titre d’Aldebert , devenait la chanson du confinement ? Une chanson sous la forme d’un dialogue entre une fillette et son père, pleine de sagesse et d’espoir, se prêtant à merveille aux questions essentielles qu’il nous arrive de nous poser en ces temps étranges et difficiles.

Une chanson qui vient de traverser la frontière pour gagner un pays confronté aux mêmes jours sombres que les nôtres, peut-être pour les illuminer un peu. En Italie, le pianiste de jazz Orazio Saracino vient en effet de publier sa version traduite et chantée dans sa langue maternelle, « La vita cos’è ».

« Je souhaitais depuis longtemps réarranger et adapter en italien cette chanson de Guillaume Aldebert », explique l’artiste sur son profil Facebook. « Je l’avais découverte par hasard lors de mon séjour à Montpellier. J’attendais juste un but, une finalité, et cette finalité est sur le point d’arriver », conclut-il de façon un peu mystérieuse. Là encore, dans la langue déjà chantante de la Péninsule, le résultat est superbe.

Une autre reprise à découvrir
A noter qu’une reprise de la même chanson de l’auteur bisontin, par un artiste et sa fille Manon, a connu un beau succès sur le web dès le début du confinement, date à laquelle elle avait été enregistrée.